MODEL PRISONS

MODEL PRISONS

photos: Stefano Marzoli
location: Italy

In Italy the emergency of prisons  overcrowding  is dramatic. Currently, 206 prisoners detained in Italian prisons are more than 67,000 compared with a maximum capacity of 46,000. There are, however, some encouraging exceptions; examples of model-prisons, detention centers set for a path of rehabilitation and reintegration into society, thanks to a convergence of investment between some agencies and local institutions.

Our photographer Stefano Marzoli visited the most representative in the country.
In Milan, the Prison of Bollate has been developing for years a project that provides the inmates work activities inside and outside the prison, designed to recover the identity of the person and tries to involve inmates in the decisions making about social and cultural activities, sports, entertainment.
The House of Detention in Castelfranco Emilia, in Modena, stands out for the specialized training of the re-education staff and for the great outdoors spaces at its disposal: a large courtyard with gardens, cultivated fields and installations, elements that help primarily on the recovery path from drugs and alcohol, with the goal of rehabilitation into society through work.
A few miles from Livorno, between the Tyrrhenian and Ligurian Sea, is the last island-prison in Italy. This is the Agricultural Penal Colony on the island of Gorgona. Someone calls it “the good prison,” being an agricultural penal colony, founded in 1869 and based on the work of inmates. The detention in this prison is in some respects a privileged status, as the prisoners have the opportunity to work outdoors and a salary. A key element, however, is the acquisition of specialized training, which opens the door to a future life, post-detention. The activities include agriculture, breeding of all domestic species, an aquaculture facility and the production of milk, cheese, meat, sausages, wine, oil, etc..).
The last one visited is in Venice, a former convent in 1300 turned into the seat of the House of Detention of the Giudecca, where they only women are held, some with their children. Its special structure with interior gardens, cloisters and big rooms allows for a less painful imprisonment with the possibility of joint activities. The cells remain open during the day and ‘have a nursery run by two nurses. Children older than one year attend municipal kindergartens and schools ruled by the Rainbow operative Association.

These institutions have in common the development of a project to rehabilitate prisoners through work activities and to recover the dignity of inmates, to guarantee the total reintegration into society once released from prison, in order to prevent a recurrence of offense.

 

 

In Italia l’emergenza sovraffollamento delle carceri è drammatica. Attualmente i detenuti reclusi nei 206 istituti di pena italiani sono oltre 67.000 a fronte di una capienza massima di 46.000 posti..  Esistono però delle eccezioni che fanno sperare.  Sulla nostra penisola infatti  si possono trovare degli esempi di carceri- modello, impostate per un percorso detentivo di riabilitazione e reinserimento nella società, grazie a  una convergenza di investimenti tra alcuni enti e istituzioni locali.

Il fotografo Stefano Marzoli ha visitato i più rappresentativi, sparsi sul territorio.

A Milano, il Carcere di Bollate sviluppa da anni un progetto che mette a disposizione del detenuto varie attività lavorative all’interno e all’esterno dell’istituto penitenziario, volte al recupero dell’ identità della persona reclusa e la coinvolge nelle decisioni delle attività  culturali, sociali, sportive, di intrattenimento.
La  Casa di Reclusione a custodia attenuata di Castelfranco Emilia, nel modenese, si distingue per la formazione specializzata del personale rieducativo e per i grandi spazi aperti di cui dispone: una grande corte, con giardini, installazioni e campi coltivati, elementi questi che aiutano un  percorso incentrato soprattutto sul recupero dalla droga e dall’alcolismo, con l’obiettivo di una riabilitazione nel tessuto sociale attraverso il lavoro.
A poche miglia da Livorno, tra il mar Tirreno e il Mar Ligure, si trova l’ultima isola-carcere presente in Italia. Si tratta della Colonia Penale Agricola dell’isola di Gorgona. Qualcuno l’ha definita  “la prigione buona”, essendo una colonia penale agricola, fondata nel 1869 e basata sul lavoro. La reclusione in questo penitenziario rappresenta sotto certi aspetti uno stato di privilegio, in quanto i detenuti hanno la possibilità di lavorare all’aria aperta e di percepire uno stipendio. Elemento fondamentale però è l’acquisizione di una formazione specializzata, che apre le porte a un futuro di vita, post-detenzione.  Le attività riguardano l’agricoltura, allevamento di tutte le specie domestiche, un impianto di acquacoltura e la produzione di latte, formaggi, carne, salumi, vino, olio, etc.).
L’ultimo carcere visitato è a Venezia, un antico convento del 1300 diventato la sede della Casa di Reclusione femminile della Giudecca,  dove sono detenute unicamente donne, alcune con i  propri figli. La sua struttura particolare,  con giardini interni, chiostri, grandi stanze permette una reclusione meno sofferta, con la possibilità di attività in comune. Le celle, rimangono aperte durante la giornata ed è’ presente un asilo nido gestito da due puericultrici. I bambini oltre l’anno di età frequentano asili e scuole comunali, seguiti dalle operatrici dell’Associazione Arcobaleno.

 Questi istituti hanno in comune lo sviluppo di un progetto di riabilitazione dei detenuti, attraverso attività lavorative e di recupero della dignità delle persone recluse, che sia  garanzia di un totale reinserimento nella società, una volta usciti dal carcere, al fine di impedire una recidività di reato.