LIBYA, DJEIDA PRISON

LIBYA, DJEIDA PRISON

photos: Luca Sola
location: Libya

Up to 7.000 prisoners are held in dozens of makeshift detention centers in Libya, as to an  estimate of the UN Human Rights Office. The majority of them have not gone through a judicial process. Prisoners include people arrested at checkpoints without identity papers,  pro-Gaddafi fighters captured on the battlefield, former regime’s ministers and many african migrants, most of them from Nigeria. These in particular, have been exposed  to the hostility of many Libyans angered by Gaddafi’s use of sub-Saharan mercenaries to quash the rebels uprising; allegations of evidence of torture have been already made by Human Rights Organizations.

Our photographer Luca Sola has been the firts journalist to be allowed in Djeida prison in Tripoli, the infamous prison well-known, during the Quaadafi regim, as a place of tortures and abuses. The state of this prison infact, still reflects the image of the old country paralyzed by 42 years of regime.. Djeida holds today around 1400 prisoners, among whom, fifty  Nigerian women, apparently detained just for security reasons, who have had no  possibility to make their position known to heir families. The hopes are all on Taher Hussein, an NTC fighter and a former prisoner himself, currently in charge of the prison. His “mission” is to transform Djeida prison in an efficiency model for a new Libya.

 

 

Fino a 7.000 prigionieri sono detenuti in decine di centri di detenzione improvvisati in Libia, da una stima dell’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. La maggior parte di loro non hanno avuto un processo. I prigionieri includono persone arrestate ai posti di blocco perchè senza documenti di identità, combattenti pro-Gheddafi catturati sul campo di battaglia, ministri del vecchio regime e molti migranti africani, molti dei quali provenienti dalla Nigeria. Questi in particolare, sono stati esposti all’ostilità di molti libici sensibilizzati dall’uso da parte di Gheddafi di mercenari dell’Africa sub-sahariana per reprimere la rivolta dei ribelli;  vi sono già accuse di torture denunciate da organizzazioni in difesa dei diritti umani.

Il nostro fotografo Luca Sola è stato il primo giornalista  ad entrare nel carcere di Djeida, a Tripoli, la famigerata prigione nota durante il regime di Ghedddafi come luogo di torture e abusi. Lo stato di questa prigione infatti riflette ancora l’immagine del vecchio paese paralizzato da 42 anni di regime. Djeida detiene oggi circa 1400 prigionieri, tra i quali cinquanta donne nigeriane, apparentemente detenute solo per ragioni di sicurezza, che non hanno ancora avuto alcuna possibilità di far conoscere la loro posizione alle loro famiglie. Le speranze sono tutte su Taher Hussein, un combattente NTC e un ex prigioniero lui stesso, attualmente responsabile della prigione. La sua “missione” è quello di trasformare il carcere Djeida in un modello di efficienza per una nuova Libia.